Poste, Il Tesoro chiude ai sindacati in cda e alle azioni gratis per i dipendenti

La privatizzazione di Poste Italiane è ancora in bilico tra un’accelerazione per chiudere l’operazione di quotazione entro la fine dell’anno e il rinvio alla seconda metà del 2015. È in corso da qualche settimana un confronto tra il nuovo amministratore delegato, Francesco Caio, e l’azionista ministero dell’Economia su tempi e modalità dell’Ipo: il nuovo manager, come anticipato da IlSole24Ore il 17 maggio scorso, sarebbe orientato a un rinvio. Caio ha già cominciato a rimettere mano al piano industriale sul quale aveva lavorato il predecessore, Massimo Sarmi, e ha individuato margini di miglioramento delle prospettive di crescita proprio grazie a un maggiore ricorso all’innovazione tecnologica, tema del quale il manager è profondo conoscitore.L’ad vorrebbe, però, avere più tempo: oltre a rielaborare il piano industriale deve prendere confidenza con la struttura organizzativa interna e con il management di Poste. È probabile che, come sta accadendo in Eni e in Enel, anche nella società dei ricapiti si proceda a una semplificazione della struttura e in questo contesto Caio potrebbe decidere di portare qualche manager di fiducia. Un altro aspetto significativo riguarda il bilancio: il nuovo ad potrebbe infatti decidere una pulizia dei dati contabili con qualche svalutazione da applicare al bilancio 2014. Un’operazione che vorrebbe fare prima dell’Ipo e questo inevitabilmente sposterebbe la tabella di marcia all’autunno 2015.In attesa di capire quale sarà l’orientamento a prevalere, e dunque l’effettiva tempistica dell’operazione, alcune certe cominciano a emergere. In particolare quelle che riguardano il coinvolgimento dei dipendenti nella privatizzazione e nell’eventuale partecipazione agli organi amministrativi. Il governo Letta era affascinato da questa prospettiva ed era stato possibilista, tanto che si era arrivati a parlare di un modello gestionale alla tedesca con rappresentanti dei sindacati all’intero del board. L’orientamento con il governo Renzi è cambiato: il segnale evidente è arrivato con la sostituzione dell’ad e del presidente, Giovanni Ialongo, quest’ultimo a lungo esponente della Cisl che più volte ha perorato la causa di un coinvolgimento dei dipendenti nella gestione. Il ministero dell’Economia non aprirà il board di Poste ai lavoratori. Di più: non saranno previste, in occasione della vendita di azioni, attenzioni particolari per i dipendenti, arrivando addirittura a ipotizzazione la distribuzione di titoli gratis. Quest’ultima opzione, in particolare, è impraticabile perchè farebbe configurare a carico del Tesoro venditore un danno erariale. Le agevolazioni previste per i dipendenti saranno dunque quelle classiche sinora contemplate in altre operazioni di privatizzazione: una quota azionaria riservata, incentivi quali l’anticipo del Tfr per finanziare l’acquisto, bonus share per fidelizzare l’azionista.