Recapito: La transumanza dei postini messinesi

In un’Italia che, secondo noi, ha perso il gusto del confronto e dell’oggettività e che sempre più da spazio a personalismi e carrierismi, di cui Poste Italiane negli ultimi anni è stata una portatrice di bandiera, chi si pone un problema reale, magari per il bene delle aree interessate o meglio per ribadire attuazioni di modi e forme condivise, rischia di essere considerato il guastafeste irresponsabile che con assoluta arroganza vuole evidenziare la “propria regolarità”.
Ora noi pensiamo che una seria Dirigenza Nazionale che ha letto quanto da noi sino adesso è stato scritto, ha davanti a se due strade banalissime: “credere” o “non credere”.
Delle due l’una: se “crede” deve obbligatoriamente intervenire con ogni mezzo per il ripristino della “legalità” (perché, secondo noi, è di ciò che si tratta); se “non crede” deve ugualmente ed obbligatoriamente intervenire per tutelare la propria corretta operatività denunciando chi abbia asserito il falso.
Noi . . . da troppo tempo stiamo aspettando ! E stiamo proprio aspettando che gli encefalogrammi piatti ricomincino quantomeno ad oscillare riappropriandosi di quella forma di vita che non solo li fa sentire presenti ma soprattutto, anche se in parte, oggettivamente operativi.
Scusateci però se, ancora una volta, avremmo la pretesa di vedere premiato il nostro già assai debole ottimismo.

La nostra nota ai Vertici Nazionali e Regionali.