Tim, il Cda nomina Luigi Gubitosi amministratore delegato.

Il consiglio di amministrazione di Tim ha nominato Luigi Gubitosi nuovo amministratore delegato del gruppo.

Sostituisce Amos Genish, sfiduciato dal board lo scorso 13 novembre

Luigi Gubitosi è il nuovo amministratore delegato e direttore generale di Tim. Il consiglio di amministrazione del gruppo telefonico riunitosi ieri sera gli ha conferito le deleghe esecutive per guidare l’azienda dopo il preventivo via libera del comitato nomine. Gubitosi lascia l’incarico di commissario straordinario di Alitalia, ruolo in cui il ministero dello Sviluppo guidato da Luigi di Maio sceglierà a breve il successore per completare la procedura di vendita della compagnia.

Viene così ratificata la svolta al timone dell’ex monopolista. Voluta dal fondo attivista Elliott che gode della maggioranza nel board, con 10 dei 15 amministratori appartenenti alla sua lista. Una discontinuità che il secondo socio di Tim (con l’8,84% delle quote) ha preteso perché non contento della gestione dell’ex Ceo Amos Genish, sfiduciato lo scorso 13 novembre, ed espressione del primo azionista Vivendi (con 23,9% ) in minoranza nel board con i suoi cinque componenti. Com’era immaginabile gli amministratori della lista della media company francese, tra cui lo stesso Genish e Arnaud De Puyfontaine (amministratore delegato di Vivendi), hanno votato contro la scelta della maggioranza. Proprio l’ex Ceo, che lascia il vertice del gruppo con una liquidazione di 2,8 milioni di euro come prevede il contratto, ha espresso parole di aperto dissenso nei confronti di una scelta che ha subito. «È un altro capitolo triste per la storia della società», ha detto ai cronisti. «Chiedo un’assemblea immediata, al massimo all’inizio del nuovo anno», ha aggiunto ritenendo necessario dover convocare tutti gli investitori di Telecom, a suo dire, sorpresi da questo cambio di rotta. La richiesta difficilmente potrà passare dal consiglio di amministrazione, ma Vivendi detiene una partecipazione tale da poter chiedere al presidente di Tim, Fulvio Conti, di convocare l’assemblea dei soci qualora lo ritenesse necessario.

Un consiglio, dunque, che si conferma spaccato. Avvitato in un conflitto durissimo tra i suoi due principali azionisti che ne complica le strategie industriali. Gli ultimi conti licenziati dal gruppo, relativi al terzo trimestre 2018, testimoniano le difficoltà: 800 milioni di perdite dopo due miliardi di svalutazioni e un allarme sui profitti. Tim ora ha una capitalizzazione di Borsa di circa 10,7 miliardi e ne ha oltre 25 di debito netto. Ha appena speso, con un’infinita corsa al rialzo, 2,5 miliardi per le frequenze 5G, il prossimo standard per la telefonia mobile e vede i margini economici comprimersi anche per la politica commerciale aggressiva di alcuni operatori sul mercato, vedi Iliad. La nomina di Gubitosi s’inquadra in un contesto in fortissima evoluzione ed è stata avallata anche da Cassa Depositi e Prestiti (socio di Tim al 4,26%) allineata alla posizione di Elliott. Il governo sta spingendo per arrivare alla creazione di un’unica società per la rete in modo da portare Internet veloce anche nelle zone «a fallimento di mercato», integrando l’infrastruttura di Tim con quella di Open Fiber, la società che sta posando la fibra ottica partecipata pariteticamente da Cdp e da Enel. Il Movimento 5 Stelle ha recentemente depositato alla commissione Finanze del Senato un emendamento al decret0 fiscale che dispone alcune modifiche al Codice delle Comunicazioni elettroniche che introducono nuovi casi in cui l’Agcom può intervenire per imporre la separazione della rete incentivando anche la remunerazione del capitale investito in caso di separazione volontaria dell’infrastruttura.

Non è ancora chiaro se la rete possa essere a controllo pubblico o meno. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiarito che l’obiettivo del governo «è non cedere più infrastrutture strategiche per l’Italia a potenze o compratori stranieri». Salvini, confermando la connotazione fortemente statalista dell’esecutivo, ha detto di «preferire che ci sia controllo pubblico dove passano dati sensibili degli italiani»

(Corriere della Sera)